Cadenza della pedalata – RPM | Efficienza fisica

La bicicletta si muove quando le ruote girano e, a parte quando si è in discesa, questo è possibile quando gli ingranaggi della ruota posteriore, collegati tramite la catena al movimento centrale al quale sono fissate a loro volta le pedivelle ed i pedali, ricevono una forza impressa dai piedi dei ciclisti.

I piedi ricevono la forza impressa dalle gambe e dal resto del corpo ed è questo che permette il movimento finale, cioè fa avanzare la bicicletta.

RPM è un acronimo che per esteso indica le “rivoluzioni per minuto” compiute dal pedale della vostra bicicletta.

Una rivoluzione è un giro completo, dalla posizione di partenza, qualunque essa sia, fino al ritorno alla medesima, una unità di misura della pedalata.

Alcuni indicano le RPM come cadenza o frequenza della pedalata, giro dei pedali; chiamatele come volete, state sempre indicando quante volte in un minuto fate compiere al pedale un giro completo.

Ma questo molti di voi già lo sanno, quello che non sanno e che molti trascurano è quale sia il giusto numero di RPM per avere una buona perfomance.

La letteratura indica come corretto un valore, per la bicicletta su strada, di 90/100 RPM, ma questo è un valore standard troppo indicativo, che non tiene conto della “personalità” dell’atleta, della sua storia sportiva, della sua biomeccanica e del suo affaticamento mentale oltre che muscolare.

L’amico Mariolino, che saluto con affetto, corre da ormai tanti anni in bici su strada e ha imparato nel tempo ad usare una frequenza sempre più elevata, arrivando negli ultimi tempi a 110 RPM, sia per le salite, che per le pianure che per le discese.

Prendo spunto da Lui, al quale non ho più nulla da insegnare, per capire come il suo corpo si sia adattato e standardizzato ad usare un metodo di allenamento e di gara che prevede una frequenza così alta di pedalate, rispetto a Paolo (saluti anche a Te) chiamato anche “rapurtun” che non va mai oltre i 70 RPM!

La differenza tra i due è abissale, tutti e due fuori range dei classici 90/100 RPM eppure vi assicuro che tutti e due sono in buona forma e ottengono ottimi risultati nelle loro performance atletiche.

Analizzandoli più nel dettaglio, grazie alla loro disponibilità e sottoponendoli così a vari test, ho notato che Paolo sfrutta una maggior energia potenziale del suo corpo (corpo e gambe massicce) mentre Mariolino  che è molto esile sopperisce con una altissima frequenza alla carenza di muscolosità. Per entrambi cambia anche la richiesta di ossigeno, ovviamente più alta per Mariolino e di produzione di lattato, ovviamente più alta per Paolo e non ultima anche la sollecitazione intellettuale.

Immagine - Programmazione-annuale allenamento ciclismo gambeI muscoli per funzionare devono essere sollecitati dal cervello, sotto forma di impulsi elettrici e se la richiesta è di muoverli più velocemente ci dovranno essere più impulsi nella stessa unità di tempo.

Come controprova ho chiesto per un breve periodo ad entrambi di cambiare un solo allenamento alla settimana, mantenendo come condizione essenziale la sola variazione di RPM rispetto agli standard personali, senza vincoli di prestazione: 90 RPM per Mariolino e 90 RPM per Paolo.

Ero convinto di trovare in entrambi un beneficio da questa variazione, ma se questo si è rivelato buono per Mariolino, con un aumento della forza di polpacci, cosce, glutei e bassa schiena, altrettanto non si può dire per Paolo, almeno nel medio termine.

L’aumento della frequenza di pedalata ha portato in lui una diminuzione delle prestazioni, dovuta alla difficoltà di dover gestire tutto il corpo con la “fretta” generata dalla richiesta dell’aumento della frequenza e spossandolo psicologicamente.

Anche per Paolo però, aumentando a due allenamenti alla settimana il lavoro sulla frequenza, da svolgere principalmente su rulli per non incorrere a tentazioni dovute alle variabili del territorio ed aumentando a 100 RPM ma per frequenti brevi periodi da mantenere senza “saltare” sulla sella mantenendo la parte superiore del corpo più ferma possibile ed intervallati da recuperi attivi, alla fine ci sono stati miglioramenti netti, con variazione sensibile sulla capacità polmonare e sul recupero durante e post allenamento.

Alla fine, messi a confronto, tutti e due si sono detti contenti della novità e per entrambi è stato sicuramente utile, per questo tipo di allenamento, poter usufruire di tutta quella gamma di rapporti che la tecnologia odierna ci mette a disposizione permettendo di trovare, se ben ricercata, la soluzione ottimale per il nostro fisico e la nostra salute.

Ritengo che tale variante di allenamento possa essere attuabile anche per gli amici amanti del fuori strada ed invito tutti a farmi sapere vostre impressioni in merito.

Non mi rimane che augurarvi un buon allenamento con tanta energia in corpo ed un sorriso! Sempre!

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