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Mente e Gambe | Anche questa volta ce la farò! Consapevolezza di Sé.



“Non c’è supermarket dove si compra la grinta: o ce l’hai, o non ce l’hai. Puoi avere il tecnico migliore, lo stipendio più alto e tutti gli stimoli di questo mondo, ma quando sei al limite della fatica sono solo le tue doti ad aiutarti”. Marco Pantani

Vorrei cominciare questo primo articolo con una bellissima frase di Marco Pantani, un grande atleta e campione, ammirato dal popolo e seguito dai giornalisti, che ha fatto la storia del ciclismo. Secondo lui, ciò che distingue un corridore da un altro è la grinta, la forza di volontà, quella spinta naturale che porta a inseguire i propri obiettivi e dare il massimo ogni volta. Questa capacità deriva in parte da una predisposizione caratteriale, in parte dagli allenamenti e dalla dura pratica sportiva che alimenta nei ciclisti la voglia di migliorarsi sempre. Ma come si fa a capire se si è in possesso di questo tratto così peculiare? Migliorando la consapevolezza di Sé e di ciò che ci circonda e la capacità riflessiva, ovvero l’essere in grado di ragionare su Sé stessi e comprendere quali sono i propri limiti. Per un ciclista, amatoriale o professionista, è essenziale affinare questa attitudine per poter affrontare ogni tipo di situazione con coscienza e cognizione, anche se è molto difficile rimanere obiettivi e aderenti alle proprie effettive capacità. Innanzitutto bisogna essere consapevoli della propria età, della prestanza fisica e degli obiettivi che si vogliono raggiungere. Capita spesso di vedere delle persone che senza un adeguato allenamento si cimentano in percorsi lunghi e faticosi, non adatti a chi esce in bicicletta sporadicamente. Questo modo di affrontare il ciclismo non è salutare né per il fisico, che si trova ad affrontare uno sforzo eccessivo rispetto a quello che può sopportare, né per la mente, perché oltre alla grande fatica, non rimane nient’altro. Prima di un’uscita in bicicletta, ognuno si dovrebbe porre queste domande: “Come mi sento oggi? Il percorso che ho scelto di fare corrisponde allo standard delle mie prestazioni o sto richiedendo un eccessivo sforzo al mio fisico?”. Se si fissano obiettivi graduali che prevedono un miglioramento delle prestazioni con il tempo, si avranno anche delle soddisfazioni maggiori perché ogni uscita segnerà un obiettivo raggiunto, come una salita sempre più irta e un numero superiore di chilometri. Il nostro fisico si abituerà ad uno sforzo più impegnativo e la nostra mente regalerà uno stato di soddisfazione perché la fatica e il sudore si sono trasformati, alla fine, in una bella pedalata rigenerante. Bisognerebbe imparare ad ascoltare le proprie sensazioni e le proprie emozioni e a guardarsi dentro con più autenticità per scovare quella grinta di cui parlava Pantani, pulirla da tutte le paure e sfruttarla al meglio quando si è in sella.

Essere consapevoli si Sé però non basta, se non si è in grado di analizzare bene l’ambiente in cui siamo immersi. Il ciclista corre sia in strada, quindi deve essere perfettamente in grado di destreggiarsi tra i pedoni distratti e gli automobilisti insofferenti, sia su percorsi montani, spesso isolati e senza copertura del segnale telefonico.

Prima di intraprendere un nuovo percorso sarebbe utile studiarne le caratteristiche e i possibili pericoli che quella strada presenta: un traffico ingente, uno sbalzo di temperatura, l’assenza delle piste ciclabili e la composizione del terreno (terra secca, fango, rami, buche e fossi, cemento etc). La consapevolezza di essere preparati rispetto al luogo in cui ci si trova conferisce anche una maggiore sicurezza alla guida di una bicicletta, e permette non solo di godersi di più la pedalata, ma di soffermare l’attenzione su ciò che non si può pronosticare: gli imprevisti! In conclusione, il ciclismo è uno sport che comporta molti benefici ma anche molti rischi. Per questo motivo, è essenziale imparare ad ascoltare quello che il corpo ci comunica, per misurarci con obiettivi sempre più ambiziosi nel rispetto di noi stessi, essere versatili e attenti e per tirare fuori la stessa grinta che ha fatto di M. Pantani un eroe del ciclismo.

 

“Di incitamenti me ne sono arrivati di tutti i tipi: i più belli, se non vi dispiace, li tengo per me. Tanti amici, comunque, mi hanno detto: comunque vada, per noi hai già vinto. Cosa mi preoccupa? Deludere me stesso: ci rimarrebbero male la squadra ed i tifosi, ma all’incasso alla fine ci vado sempre io.”

Marco Pantani

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